Giardino giapponese e zen: il mondo interiore riflesso sulla sabbia

Per alcuni rappresenta una delle massime espressioni estetiche del minimalismo: pochi elementi, distribuiti tanto accuratamente da dare l’idea di un caos controllato, condizione che rispecchia lo stato d’animo dell’uomo. Per altri, accantonate le scelte estetiche così terrene e poco spirituali, il giardino giapponese rappresenta l’interiorità dell’uomo contemplativo che, dedito alla meditazione, cerca di rimettere ogni cosa al suo posto per poterla osservare, in pace con sè stesso e con la natura circostante.

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Azaleas Japanese Garden

Non è un caso che i giardini giapponesi siano stati fortemente influenzati, fin dalla loro nascita, da religioni e filosofie: dallo shintoismo giapponese al buddismo cinese, i grandi pensieri hanno da subito armato le mani di chi ha costruito piccoli paradisi e polmoni verdi. Si tratta di miniature di paesaggi ideali, spesso stilizzati, caratterizzati dagli stessi elementi di base che si ripetono, con un moto costante che ben identifica il movimento dell’animo umano. L’acqua, le piante e le pietre sono gli elementi costitutivi di ogni giardino giapponese e l’equilibro – non solo estetico – che si crea tra loro, ha l’obbiettivo di trasmettere serenità, armonia, fiducia.

Questi piccoli paradisi della serenità si possono suddividere in quattro stili principali:

– Karesansui, forse i più noti, chiamati giardini zen o giardini di roccia. Sono luoghi dedicati alla meditazione in cui l’elemento principale è la sabbia bianca, a sostituzione dell’acqua.

Roji, sono tra i giardini più semplici, che ricreano uno spazio intimodedicato alle cerimonie importanti per la tradizione giapponese, come la cerimonia del tè.

Kaiyu-shiki-teien, veri e propri itinerari in miniatura che comprendono al loro interno un mosaico di paesaggi attorno ai quali ogni visitatore può passeggiare, esplorare, meditare.

Tsubo-Niwa sono, a livello di dimensioni, i giardini giapponesi più piccoli, situati solitamente nei cortili delle abitazioni.

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Ma come si costruisce un giardino giapponese?
Innanzitutto, come già detto in precedenza, bisogna riporre attenzione sui tre elementi principali che costituiscono il giardino, cioè le pietre, le piante e l’acqua.
giardino+giapponese+1 <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">Le pietre, che rappresentano i rilievi montuosi, dovranno sempre essere in numero dispari, e di forma diversa. Si parla di “elementi maschili”, cioè pietre più alte e spigolose, ed “elementi femminili”, cioè pietre più tondeggianti, ‘morbide’, e piccole.
Le piante dovranno essere divise tra grandi (al centro) e piccole (sullo sfondo) per conferire al visitatore la sensazione di trovarsi davanti a un giardino di grandi dimensioni. Dovranno essere utilizzate piante tipiche giapponesi, facenti parte dell’ecosistema nipponico, come il bamboo, l’acero, il pino e altri tipi di vegetazione.
Infine l’acqua, che rappresenta i laghi, i fiumi, i torrenti che si snodano attraverso il paesaggio, nonché simbolo assoluto di pace e movimento allo stesso tempo.

Tutti gli elementi sono apparentemente disordinati, ma in realtà la loro disposizione segue un ordine meticoloso che corrisponde a canoni estetici ben precisi. Gli spazi vuoti, inoltre devono risultare contrapposti a zone fitte e apparentemente disordinate.
Nei giardini giapponesi nulla è lasciato al caso e ogni elemento trova il suo posto naturale.

Come già detto in precedenza, il Karesansui o giardino zen o ancora giardino secco, è tra i giardini giapponesi più noti nella cultura occidentale. Già il nome di giardino secco lascia intendere la sua conformazione e gli elementi utilizzati per la sua composizione, in particolare la presenza di pietre e sabbia bianca, nonostante non manchi del tutto la presenza di zone verdi. Sono inoltre importanti i complementi di arredo da inserire attorno al giardino zen, come piccoli ponti di legno o passerelle, fontane, candele, lanterne e sgabelli per favorire la comodità nella contemplazione. E’ inoltre necessario uno strumento come il rastrello, per poter creare linee ondulate attorno alle pietre che rappresenteranno l’interiorità del loro curatore.
E’, questo, un modo che viene fornito al passante, all’ospite e allo stesso curatore del giardino, di riflettere sé stesso e la propria interiorità sulle righe della sabbia bianca, e poter così diventare un tutt’uno con la natura circostante, in assoluta armonia.

Davide Sarrecchia <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">

Davide Sarrecchia

Geometra, libero professionista, iscritto all'albo dei Geometri e Geometri Laureati della provincia di Roma, amante dell'architettura, del design di interni, di internet , di tecnologia e dei social in particolar modo di Google +, Pinterest e StumbleUpon.

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Written by Davide Sarrecchia

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Geometra, libero professionista, iscritto all'albo dei Geometri e Geometri Laureati della provincia di Roma, amante dell'architettura, del design di interni, di internet , di tecnologia e dei social in particolar modo di Google +, Pinterest e StumbleUpon.

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