SAN GALGANO

L’ABBAZIA CON UN TETTO DI CIELO E NUVOLE

<img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">

San_galgano_interno_2007 <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">L’abbazia di San Galgano,  ormai quasi completamente in rovina, è un’abbazia cistercense sita nel comune di Chiusdino, a circa 30 chilometri dalla bellissima Siena. Seppur quasi interamente distrutta la struttura è molto suggestiva e meta di tantissimi turisti, italiani e stranieri. Per raggiungere il complesso monumentale basta percorrere la superstrada Firenze Siena e poi la SS 223 Siena – Grosseto fino all’uscita San Lorenzo a Marse in direzione Monticiano, per poi seguire semplicemente le indicazioni per l’abbazia. All’arrivo il giardino esterno, soprattutto se in primavera con gli alberi in fiori, colpisce con i suoi colori ed il senso di quieta tranquillità. Il complesso monumentale, o quel che ne resta, è costituito da un eremo, anche detto “Rotonda di Montesiepi” nella parte alta e dalla grande abbazia ormai priva del tetto. La struttura, edificata nel 1218, rispetta perfettamente i parametri dello stile cistercense caratterizzato in primo luogo da una rigida sobrietà formale. Sempre nel rispetto dei canoni cistercensi la chiesa ha l’abside rivolta ad est e tre navate interne, intuibili già dall’esterno dalla facciata a doppio spiovente. Nella parte inferiore sono presenti quattro semicolonne mentre  nella parte superiore, probabilmente incompiuta, sono presenti due finestre a sesto acuto.

Le fiancate laterali, per tutta l’altezza delle navate, presentano delle monofore con arco a tutto sesto mentre nella parte superiore, in corrispondenza della navata centrale, sono presenti delle grandi bifore. Massima espressione architettonica è l’abside, racchiusa tra due contrafforti, e con due ordini di aperture di tre monofore ad arco a sesto acuto conclusa, nella sua parte superiore, da un grande oculo sopra il quale ve ne è uno più piccolo. Le cornici di questi due oculi sono entrambe decorate in maniera molto ricca. Nella parte sinistra dell’abside si trovano una porta e una monofora. Questo è quanto rimane del campanile crollato. Sulla fiancata destra invece si sviluppava il chiostro, struttura centrale per la vita dell’abbazia, già distrutto nel XVIII secolo ma ricostruito, in piccola parte, durante il restauro degli anni venti. All’interno della struttura ci si trova su un pavimento di terra ed erba e senza tetto sulla testa. Forse questo fa sembrare la struttura ancor più grande. L’abbazia, con la sua pianta a croce latina, ha una lunghezza di 69 metri ed una  larghezza di 21 e si conclude con un ampio transetto suddiviso in tre navate. Il restante spazio interno è invece diviso in altre tre navate di 16 campate di pilastri.

SAN GALGANO, TRA STORIA E TRADIZIONE

Un Cavaliere è devoto al valore, il suo cuore conosce solo la virtù, la sua spada difende i bisognosi, la sua forza sostiene i deboli, le sue parole dicono solo verità, la sua ira si abbatte sui malvagi.  ANTICO CODICE DELLA CAVALLERIA

Sulla figura di San Galgano sono poche le informazioni certe. Secondo la tradizione, figlio a lungo desiderato, nacque in un periodo di intense lotte e violenze per la supremazia militare e politica tra i signori locali, in particolare tra le famiglie della Gherardesca e dei Pannocchischi, per la successione alla Gran Contessa Matilde di Canossa. Proprio quest’ultima possedeva un ingente patrimonio, esteso dal nord della Toscana fino alle sponde adriatiche della Romagna, che alla sua morte lasciò alla chiesa. Da qui nacque l’annoso e violento scontro tra impero e chiesa che caratterizzò il periodo in cui visse Galgano, destinato alla vita del cavaliere medievale e ad una giovinezza imperniata sulla dissolutezza e la lussuria fino alla sua conversione. Quest’ultima, sempre secondo la tradizione, avvenne nella notte del Natale del 1180 quando divenne un vero e proprio eremita, iniziando una vita ritirata nel luogo oggi conosciuto come la Rotonda di Montesiepi.

Nonostante la scarsità di documentazione sulla vita di Galgano si conoscono due visioni che lui ebbe, in entrambe ad indicargli la via fu l’Arcangelo Michele. Nella prima veniva delineato il suo destino di cavaliere, protetto dall’Arcangelo stesso. Proprio seguendo quest’ultimo Galgano attraversò un lungo ponte ed un prato fiorito per raggiungere Monte Siepi dove incontrò i dodici apostoli. In questo edificio rotondo Galgano ebbe la visione di Dio. Fu questo l’episodio che lo portò alla sua conversione. Successivamente, continuando il suo percorso, il cavallo rifiutò di procedere per ben due volte. Solo dopo una sentita preghiera rivolta al signore, a briglie sciolte, condusse Galgano a Monte Siepi, nello stesso identico posto in cui Galgano aveva già incontrato il dodici apostoli. Fu qui che egli, non trovando legname per poter costruire una croce, ne realizzò una conficcando la sua spada nella roccia.s-2bgalgano2bla2bspada2bnella2broccia <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">

A questo punto tramutò quello che era il suo mantello in un saio per farne la sua unica veste per il resto della sua vita. A raggiungerlo in quello stesso momento anche una voce dal cielo che lo invitava a trascorrere in quel luogo il resto della sua vita fino alla fine dei suoi giorni. A nutrimento del suo corpo avrebbe avuto le sole erbe selvatiche presenti in quel luogo. Come giaciglio la sola nuda terra. Il suo compito da quel giorno sarebbe stata la lotta per sconfiggere il demonio tentatore. Tutto il vigore che impiegò  nella sua precedente vita in dissolutezza e lussuria, da quel momento in poi, fu diretto da Galgano verso la meditazione e la preghiera. La tradizione narra anche che, durante l’assenza di Galgano per un pellegrinaggio, dei monaci tentarono di estrarre la spada conficcata nella roccia per poterla portar via. Non riuscendo nel loro intento, cercarono di romperla ma furono subito puniti. Il primo di loro fu incenerito da un fulmine, il secondo cadde nel fiume ed il terzo fu trascinato via da un lupo. Quest’ultimo si salvò soltanto perché invocò il nome dello stesso Galgano. Questi, tornato dal pellegrinaggio, trovando la spada spezzata si sentì colpevole dell’accaduto dato il suo allontanamento. A questo punto che Dio gli indicò di ricongiungere le due parti della spada. Fu allora che la spada si ricompose, più forte di prima. Questo episodio venne successivamente raffigurato in un dipinto conservato nella Pinacoteca Senese. Galgano trascorse il resto della sua vita in solitudine e meditazione fin quando fu Dio stesso ad annunciargli il sopraggiungere della sua morte testimoniata al 1181.

Redazione <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">

Redazione

EdilApp è un sito ed un'applicazione per android che si occupa principalmente di Architettura edilizia e design, ma anche di fotografia natura energie rinnovabili. Cercando di proporvi tutto il bello che il mondo ha da offrire!

More Posts

Follow Me:
Twitter <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">Facebook <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">Pinterest <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">Google Plus <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt">

Written by Redazione

Redazione

EdilApp è un sito ed un'applicazione per android che si occupa principalmente di Architettura edilizia e design, ma anche di fotografia natura energie rinnovabili.
Cercando di proporvi tutto il bello che il mondo ha da offrire!

Commenti

commenti