Terme dei Papi: il benessere a portata di tutti

Furono gli Etruschi i primi a investire le loro risorse sul potenziale dell’aerea termale di Viterbo, una delle zone più estese e ricche di acqua presenti nella penisola. Quando nel terzo secolo i Romani distrussero i borghi etruschi, ebbero l’accortezza e la lungimiranza di salvaguardare proprio le terme da essi costruite, contribuendo inoltre al loro ampliamento. Sono ancora oggi visibili i resti di questi maestosi edifici che si estendono per ben 11 chilometri. Il complesso termale divenne quindi un punto di riferimento importante per il patriziato romano, che associava alle pratiche terapeutiche e rilassanti anche il prestigio dovuto alla fama che le terme di Viterbo andavano acquistando nel tempo.
Fu l’invasione dei barbari l’unico motivo dell’arresto – seppur momentaneo – dell’epoca di splendore delle terme di Viterbo, causandone l’abbandono e il relativo disfacimento. Nel 1200, però, ci fu una ripresa della struttura termale, che fu utilizzata quasi unicamente a scopo terapeutico. Proprio in questo periodo Dante Alighieri decantò le terme di Viterbo in alcuni passi della Divina Commedia, come per esempio nel XIV canto dell’Inferno: “Quale del Bulicame esce ruscello che parton poi tra lor le peccatrici tal per la rena giù sen giva quello …” .

1+Terme+Papi <img src="images/" width="" height="" alt="your_alt"> Le terme di Viterbo diventarono un importante polo non soltanto per chi andava cercando sollievo per il corpo e per la mente, ma anche per quanti ritrovavano in esso un crocevia di culture e conoscenze, tanto che iniziarono ad essere frequentate da artisti e letterati, imperatori e papi.
Non a caso, infatti, queste terme sono note con il nome di “Terme dei Papi“: l’iniziatore fu Gregorio IX, seguìto da Bonifacio IX che usufruì dei benefici termali per curare i suoi annosi dolori ossei. Ma il pontefice che più di tutti diede valore alle terme fu Niccolò V che, nel 1450 fece costruire un edificio che gli permettesse un soggiorno più comodo durante i trattamenti termali. Questa struttura prese il nome di “Bagno del papa”. Qualche anno dopo un altro pontefice, Pio II, diede l’avvio ai lavori di ristrutturazione del complesso termale, divenuto ormai un luogo di riposo e benessere irrinunciabile.

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Le tre sorgenti più floride della zona, che permettono al sistema termale di ottenere un apporto idrico sempre crescente, sono la Aquae Passeris, la Paliano e la Bullicame. Tra queste, un’importanza maggiore viene attribuita alla Bullicame citata da Dante nella sua Commedia, poiché essa possiede delle caratteristiche chimiche e fisiche tali da risultare indispensabili per trattamenti delicati realativi all’apparato respiratorio e a quello genitale, per curare le malattie della cute e i disturbi osteoarticolari.
Nelle Terme dei Papi è inoltre possibile sottoporsi a dei trattamenti di fangoterpia in cui vengono utilizzati particolari fanghi estratti direttamente dal fondo argilloso di un corso d’acqua presente in loco: il laghetto vulcanico denominato Bagnaccio.

Nell’ultimo decennio l’utilità dei sistemi termali e il suo utilizzo, sta tornando ai fasti originali: i latini infatti consideravano le terme come luogo in cui prevenire i disturbi di ogni genere, curarli se già in atto e infine promuovere il benessere fisico e mentale di quanti usufruivano delle terme senza avere reali problemi fisici.
Il Sistema Sanitario Nazionale italiano riconosce l’importanza e l’efficacia dei trattamenti termali, dando la possibilità ai medici di famiglia di prescrivere periodi di cure termali in centri convenzionati, per i quali i pazienti pagano semplicemente un ticket per la prestazione.

Oggi un numero sempre più alto di persone decide di recarsi alle terme per mantenere o ricercare un equilibrio psico-fisico, a prescindere dal proprio stato di salute.

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